Ho voluto sperimentare sulla mia pelle, una sorta di collaborazione con una testata giornalistica online, trattante temi di Android. Ecco com’è andata.

A metà maggio ho letto un annuncio su facebook, che una certa testata giornalistica online ricercava collaboratori per il proprio sito web e ho deciso di candidarmi.

Mi è stato chiesto di inviare il curriculum, e dopo averlo fatto mi sento dire che per loro non sono esperta di tecnologia e di Android. Non sapevo se ridere o se piangere, in ogni caso, rispondo alla mail, indicando i link delle recensioni che ho scritto e pubblicato su Geek4You.

Dopo aver visto il link decidono di farmi fare un articolo di prova, linkandomi un articolo di un noto sito americano su cui basarmi per realizzare il mio testo.

Ok, dopo aver passato anche questo “esame” vengo “abilitata” sulla piattaforma per la realizzazione di articoli (minimo 2 al giorno da 250 caratteri), ma essendo “in prova” devono essere approvati dalla responsabile prima della pubblicazione.

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E fin qui niente di male visto che posso gestirmi come meglio preferisco in base ai miei orari (chi mi conosce sa bene che scrivo di sera perché il giorno fortunatamente ho un lavoro fisso) e soprattutto posso parlare di quello che voglio, purchè in teoria l’argomento sia inerente ad Android. Dico in teoria, perché mi è stato chiesto di scrivere di Android, ma visto che settimana scorsa c’era il Computex ho chiesto di scrivere sui nuovi convertibili presentati e mi è stato dato l’ok.

Effettivamente sul sito, si parla di tutto tranne che di Android, mi preme sottolinearlo perché dopo due / tre articoli da me scritti e basati su fonti certe (vedasi comunicati stampa ufficiali) mi è stato detto di non scrivere più così,  ma di modificare il modo di scrivere e di ricercare notizie in rete. Ok, lo faccio (anche se resto un po’ perplessa), ma onestamente scrivere cosi non è “soddisfacente”, ho l’impressione di andare a scopiazzare nei vari siti, e questo non è da me. Posso ben capire che loro puntano ai numeri e non alla qualità dei testi, ma onestamente una collaborazione cosi non fa per me.

Senza considerare poi, che per quello che pagano (parliamo di 1,50 euro ad articolo + una parte variabile in base alle visite e alla condivisioni ma  non è mi stata spiegata la formula per calcolarmelo io) non credo sia giusto pretendere anche che mi occupi io della condivisioni degli articoli sulle loro pagine facebook, e coprire le varie parti della giornata garantendo la “reperiblità” in alcune fascie orarie. Ripeto posso capire tutto (visto i grandi numeri che fanno), ma non sono una Onlus e tanto meno perdo il mio tempo gratis.

Appena comunicato il mio dissapore verso questo metodo di lavoro e la mia intenzione a voler rinunciare a questa oppurtunità/sfruttamento, vengo in automatico bloccata da tutti i contatti che avevo, senza neanche darmi il tempo di finire il mio discorso  e soprattutto avere informazioni sul pagamento degli articoli che avevo scritto fino a quel momento.

Al momento ho inviato una mail alla persona con cui mi ero interfaccia per la selezione, staremo a vedere se questi soldi arriveranno per davvero oppure no.

In ogni caso, vi ricordo che la scrittura deve essere un piacere e non una costrizione o sfruttamento. Il vostro lavoro se fatto bene deve essere pagato adeguatamente.

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