RAGE 2 – RECENSIONE


The Breakdown

La mia valutazione 8.2

Sono passati otto anni dal primo capitolo di Rage. Detto così otto anni non sembrano poi così tanti, ma se si considera la velocità con cui si evolve la tecnologia, allora si ha una precisa e chiara idea di come invece questo lasso di tempo contenga in sé un numero indefinito di mutamenti.

È totalmente cambiato il genere di appartenenza, così come è totalmente cambiato il mondo ludico nella sua interezza. Tanti elementi sono spariti, rimanendo solo nella mente dei nostalgici, e tanti altri nuovi sono subentrati.

Insomma una vera e propria mutazione che non può lasciare indifferenti. Di qui la necessità di una nuova identità che consenta di recuperare gli anni passati e stare così al passo con i tempi e le mode del momento, senza però dover necessariamente dimenticare le proprie origini.

Il gioco Rage 2 , quindi, nasce dalla perfetta sintonia tra due realtà: Avalanche Studios, noti nel mondo degli open world, e l’Id Software, pionieri degli FPS.

La parola d’ordine, almeno per quanto riguarda il suo impianto narrativo, è la semplicità. Non aspettatevi quindi una grande e complessa storia dietro questo titolo.

La storia è essenziale ( forse fin troppo), semplice e del tutto lineare. In poche parole l’Autoritá, che si credeva morta e sconfitta definitivamente nel primo capitolo, non lo è in realtà.

In tutti questi anni infatti l’Autoritá ha trovato riparo in un luogo sicuro e protetto, e qui ha raccolto tutte le energie per ritornare in azione, più forte di prima.

Il suo Obiettivo ultimo è quello di riconquistare il comando della cosiddetta Zona Devastata oramai sotto il controllo del generale Cross. Ed è  qui che entra in azione il giocatore che, nei panni dell’ultimo ranger rimasto in vita, deve cercare di ritrovare le vecchie alleanze per dare vita al Progetto Daga e stroncare così sul nascere ogni tentativo di rivalsa, di vendetta, di presa di potere violento.

È necessario ostacolare il vecchio tiranno. Tutto qui. Le finalità del gioco sono piuttosto chiare e si hanno a disposizione quasi venti ore di gioco per raggiungerle. Ore che raddoppiano se si decide di portare a termine anche tutte le attività e le missioni secondarie, tipiche di un open world.

Ma proviamo a fare un passetto indietro: in cosa consiste il Progetto Daga? Per prima cosa va detto che per avviare tale progetto sarà necessario incontrare tre personaggi, ovvero John Marshall, Loosum Hagar e il dottor Anton Kvasir.

Non si tratta di tre personaggi qualsiasi. Ognuno di loro è molto importante, quasi una figura chiave, per la micro area che rappresenta e che è presente nel gioco. Ma non finisce qui. Ognuno di loro affiderà al giocatore delle missioni principali da fare, ma attenzione.

Prima di lanciarvi in queste nuove avventure, o meglio, prima di affrontare l’ultima battaglie di queste missioni principali, cercate di assicurarvi di aver raggiunto il livello 5 di affinità con tutti e tre i personaggi(questo è possibile solo se si riescono a portare a termine tutte le missioni). Altra parola d’ordine in Rage 2 è certamente varietà.

La varietà infatti è un aspetto prevalente della nuova identità di Rage 2: variabilità delle abilità e delle loro applicazioni, varietà dei mezzi di trasporto da utilizzare, varietà nella scelta delle armi. Solo una varietà nelle singole scelte che il giocatore si trova ad affrontare, consentono un‘ altrettanta varietà di approcci del giocatore al gioco in questione.

Avere innumerevoli possibili combinazioni dinanzi a sé, rassicura di gran lunga il giocatore, in quanto si traduce nell’impossibilità di annoiarsi e nella capacità del videogioco di reinventarsi continuamente, partita dopo partita. Davvero un gran bel modo per rientrare in pista e non rimanere indietro rispetto a tutti gli altri videogame.

Tuttavia non sempre tutto ciò che luccica è oro. Difatti i difetti non tardano a mostrarsi. Per esempio, le missioni secondarie in Rage 2 sono dei semplici palliativi, dei tappabuchi. Nessuna motivazione a farli, nessuna frase che potesse legarle alle principali e dar loro un senso, come succede quasi sempre in tutti gli open world sul mercato. Una differenza imbarazzante per alcuni versi, così come la scarsa attenzione per l’espressività dei personaggi secondari è la modella ione poligonale dei loro volti.

Per non parlare poi della mappa dalle dimensioni decisamente modeste. Piccole imperfezioni che non devono scoraggiare i futuri giocatori, dal momento che vale la pena di immergersi nel rinnovato mondo di Rage 2. E non lasciatevelo ripetere due volte.

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