Fallout 76 – Recensione


Cosa ne pensiamo

La mia valutazione 7.7

L’uscita di Fallout 76 sul mercato internazionale il 14 Novembre ha portato alla creazione di due fazioni opposte: da un lato ci sono coloro che sono fortemente convinti delle potenzialità di questo videogioco dal gameplay spettacolare, mentre dall’altro lato ci sono coloro che sono rimasti delusi, se non addirittura annoiati.

E così, accanto a recensioni che osannano e lodano, è possibile trovare anche tante altre recensioni negative, dove si tocca quasi con mano la disapprovazione di molti fan e l’amarezza di sentirsi presi in giro in quanto la sovrastruttura e il gameplay è esattamente identico a quello di Fallout 4.

A questo si aggiunga poi che l’ambiente che si tenta di esplorare in Fallout 76 è ripreso fedelmente da The Elder Scrolls, un esperimento simile tentato alcuni anni prima. Pertanto in questo mare di confusione, delusione e spiragli di entusiasmo, è un po’ difficile avere una visione oggettiva della cosa. Tuttavia, nonostante la difficoltà, proveremo ad essere imparziali il più possibile.

Per prima cosa va riconosciuto che il focus reale di Fallout 76 è la sopravvivenza ,nella sua essenza più vera e più profonda. Ciò che conta è sopravvivere, bere e mangiare continuamente se non si vogliono vedersi ridurre drasticamente e senza alcun preavviso i propri PA , ovvero i propri punti azione.

Questo vuol dire che gran parte del tempo di gioco sarà investito per la ricerca disperate di provviste necessarie per la sopravvivenza, la loro conservazione, oltre alla cottura dei cibi. Bisogna far attenzione e cercare di non rimanere mai sprovvisti di cibo e acqua.

Le provviste, infatti, non servono solo a mantenere stabili i propri punti azione, ma servono anche per ripristinare PS o ottenere bonus di vario tipo, proprio come succedeva anche negli precedenti Fallout.

Ciò che però non accadeva prima, e che per questo contraddistingue Fallout 76 rispetto ai suoi predecessori, è il tempo, che non si ferma, ma, al contrario, continua la sua inevitabile corsa in avanti. In poche parole, mentre il giocatore è lì intento a decidere quale alimento ingerire perché più adatto per la situazione, il tempo scorre e i nostri nemici ci continuano ad attaccare.

Niente è in standby. Perfino le droghe non danno più quella sensazione di rallentamento che aiutava a sconfiggere anche il Deathclaw più temibile. Se a tutto questo poi si aggiunge il fatto che in situazioni di sopravvivenza si tende ad acquisire un comportamento più conservatore, del tipo tutto può servire, allora a questo punto va considerato anche il problema del peso della roba che si decide di portarsi dietro.

Perché in fin dei conti non è così difficile trovare cibo e bevande da consumare, quanto fare i conti con l’acqua sporca, le scarse condizioni igieniche che non consentono un’ottima conservazione del cibo, la mancanza di cucine, e i nemici che continuano sempre e comunque ad attaccarti, perché si sa, the show must go on.

Cosa fare allora? La risposta sembrerà un po’ banale, ma è in realtà l’unica possibile al momento: bisogna sperare di essere molto fortunati per trovare rimedi e stimpak. I primi servono per potersi curare qualora si dovessero contrarre malattie date da carni crude ( la mancanza di cucina e di metodi alternativi di cottura spesso spinge il giocatore a cibarsi di carne cruda e al sangue), mentre i secondi servono per fare una scelta accurata delle provviste in base alla capacità che ogni singolo cibo o bevanda ha di appagare rispettivamente la fame e la sete.

Da un punto di vista grafico, invece, Fallout 76 sembra essersi fermata ad alcuni anni fa quando gli specchi in realtà non riflettevano, mucchi di macerie e strutture squadrate sempre uguali tra loro.

Per non parlare poi della interazione con la natura che in questo gioco è del tutto inesistente, oltre alla mancanza di cura per i dettagli e i colori che per esempio in un tramonto fanno nettamente la differenza.

Problema che Bethesda ha promesso ai fan di Fallout di risolvere nel più breve tempo possibile. Non ci resta quindi che essere fiduciosi e rimanere in attesasi un possibile e tanto atteso cambiamento.

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