Destiny 2 Ombre dal Profondo – Recensione


The Breakdown

La mia valutazione 7.7

Quando si decide di parlare di Destiny bisogna sempre prestare molta attenzione e usare tutte le accortezze del caso. Parlare di Destiny, infatti, vuol dire approcciarsi, ed eventualmente prender parte attiva, al vortice delle continue, infinite ed insistenti critiche relative alla scelta dei titoli da parte di Bungie, ai contenuti ritenuti inconsistenti e alla scelta del sistema a DLC, che, per chi non lo sapesse, altro non è che un contenuto extra con funzioni aggiuntive ad un videogioco, direttamente distribuito on line dall’editore.

Nonostante le critiche e gli attacchi però Bungie non ha mai gettato la spugna arrendendosi, anzi, al contrario, con grande maturità ha fatto proprie quelle critiche per cercare di realizzare ogni volta un prodotto più vicino alle esigenze dei fan.

Atteggiamento questo di chi crede fortemente in un progetto e cerca continuamente di migliorarlo. È questo lo spirito che ha animato e forgiato Destiny in questi due anni, così come i DLC a loro legati, per prima Forsaken, probabilmente uno dei DLC meglio riusciti, e ora Destiny 2: Ombre dal Profondo.

Un DLC atteso e necessario dato che molte possibili strade narrative erano state delineate. I fan hanno bisogno di risposte alle loro innumerevoli domande. Bungie stessa in più interviste ha definito Destiny 2: Ombre dal Profondo come una sorta di regalo per i fan: esso trae ispirazione dal primo capitolo, e quindi dal passato, ma allo stesso tempo, cova dentro di sé degli spunti interessanti, fili narrativi da riprendere un po’ più in là nel tempo, nei prossimi capitoli.

Un DLC quindi ancorata al passato, ma con lo sguardo verso il futuro ricco di altre entusiasmanti avventure. Il desiderio di mantenere ancora un legame forte con il passato è evidente già nella versione New Light, ovvero nella versione free to play del gioco disponibile su stream.

L’ambientazione Luna che ha caratterizzato il primo capitolo della saga qui riprende vita: alcuni aspetti hanno subito un sostanzioso restyling, come per esempio il satellite terrestre, mentre altri sono stati volutamente riproposti identici a quelli precedenti e non poteva essere altrimenti se si desidera rievocare nei fan la nostalgia per le origini. La stessa sorte è toccata anche alla missione di Ombre dal Profondo, un perfetto restyling della versione precedente.

Non poche le critiche secondo cui questo riciclo di missione e ambientazione altro non è che la conseguenza ovvia della scissione interna della software house statunitense con Activision. Una riduzione sostanziale del team di sviluppo, infatti, giustificherebbe l’incapacità di creare un prodotto completamente nuovo e di adempiere a questi obblighi seguendo delle tempistiche ben precise.

Alle dicerie delle malelingue Bungie risponde senza esitazioni: là software house decide di riproporre vecchie missioni e ambientazioni per coccolare i fan per un lungo periodo, non avendo alcuna intenzione, almeno per ora, di lavorare per un terzo capitolo. La narrazione è semplicissima: tutto ha inizio con un’attività sismica sulla Luna che determina un sovraffollamento dell’alveare proprio lì dove si erge una fortezza a noi ignota, ovvero la Fortezza Scarlatta.

Non ci vorrà molto prima di capire che a causare tale attività sismica è stata Eris Morn, ex guardiana fuggita poco prima dello scoppio della Guerra Rossa proprio per poter studiare e osservare più da vicino le attività dell’alveare.

Ma l’evento narrativo chiave e simbolo per Destiny 2:Ombre dal Profondo è quello legato alla scoperta, nelle profondità della Fortezza, della Nave Piramidale abitata da creature capaci di captare le nostre paure, anche le più recondite e nascoste, per poi sbattercele in faccia, rendendoci fragili e pronti ad essere abbattuti.

Ed ecco i nuovi nemici introdotti dall’espansione, ovvero gli incubi che sono le rappresentazione delle nostre intime paure.

Se in teoria questi nuovi nemici sembrano essere meravigliosi da un punto di vista estetico e grafico, in realtà non introducono sostanziali novità nel gioco in termini di mosse e abilità , risultando così un flop.

Entrare nella Nave Piramidale e sconfiggere così i nostri nemici però non è affatto semplice, come ci spiega la stessa Eris Morn.

Bisogna infatti indossare delle armature particolari, le uniche in grado di oltrepassare la barriera incorporea e per forgiarle è necessario entrare in possesso di un potente artefatto dell’alveare denominato Criptoglifo e, non ultimo, superare una serie di missioni in stile Forsaken.

Una volta superata la barriera però il giocatore sarà trascinato in un vortice di eventi che lasceranno a bocca aperta, considerando che lo spettro, una sorte di angelo custode del giocatore, viene influenzato da pensieri sinistri e inizia a dare segni di follia.

Interessante è la modalità “Caccia all’incubo” che consente di rivivere vecchi ricordi dando la caccia ad antichi nemici incontrati nel primo capitolo. Dobbiamo sconfiggerli tutti prima dello scontro finale.  Tra le novità anche gli Sblocchi Manufatto che ci consentono di modificare armi e armature; una soglia di Punti Esperienza che consente di ottenere un bonus di potere per aumentare la Luce complessiva di ogni PG; e, non ultimo, il raid del Giardino della Salvezza, in cui si uniscono elementi vecchi a elementi nuovi, quindi i giocatori non solo sono chiamati a sparare ma anche a svolgere altri compiti.

Quando si decide di parlare di Destiny bisogna sempre prestare molta attenzione e usare tutte le accortezze del caso. Parlare di Destiny, infatti, vuol dire approcciarsi, ed eventualmente prender parte attiva, al vortice delle continue, infinite ed insistenti critiche relative alla scelta dei titoli da parte di Bungie, ai contenuti ritenuti inconsistenti e alla scelta del sistema a DLC, che, per chi non lo sapesse, altro non è che un contenuto extra con funzioni aggiuntive ad un videogioco, direttamente distribuito on line dall’editore.

Nonostante le critiche e gli attacchi però Bungie non ha mai gettato la spugna arrendendosi, anzi, al contrario, con grande maturità ha fatto proprie quelle critiche per cercare di realizzare ogni volta un prodotto più vicino alle esigenze dei fan. Atteggiamento questo di chi crede fortemente in un progetto e cerca continuamente di migliorarlo.

È questo lo spirito che ha animato e forgiato Destiny in questi due anni, così come i DLC a loro legati, per prima Forsaken, probabilmente uno dei DLC meglio riusciti, e ora Destiny 2: Ombre dal Profondo.

Un DLC atteso e necessario dato che molte possibili strade narrative erano state delineate. I fan hanno bisogno di risposte alle loro innumerevoli domande.

Bungie stessa in più interviste ha definito Destiny 2: Ombre dal Profondo come una sorta di regalo per i fan: esso trae ispirazione dal primo capitolo, e quindi dal passato, ma allo stesso tempo, cova dentro di sé degli spunti interessanti, fili narrativi da riprendere un po’ più in là nel tempo, nei prossimi capitoli.

Un DLC quindi ancorato al passato, ma con lo sguardo verso il futuro ricco di altre entusiasmanti avventure. Il desiderio di mantenere ancora un legame forte con il passato è evidente già nella versione New Light, ovvero nella versione free to play del gioco disponibile su stream.

L’ambientazione Luna che ha caratterizzato il primo capitolo della saga qui riprende vita: alcuni aspetti hanno subito un sostanzioso restyling, come per esempio il satellite terrestre, mentre altri sono stati volutamente riproposti identici a quelli precedenti e non poteva essere altrimenti se si desidera rievocare nei fan la nostalgia per le origini.

La stessa sorte è toccata anche alla missione di Ombre dal Profondo, un perfetto restyling della versione precedente. Non poche le critiche secondo cui questo riciclo di missione e ambientazione altro non è che la conseguenza ovvia della scissione interna della software house statunitense con Activision.

Una riduzione sostanziale del team di sviluppo, infatti, giustificherebbe l’incapacità di creare un prodotto completamente nuovo e di adempiere a questi obblighi seguendo delle tempistiche ben precise.

Alle dicerie delle malelingue Bungie risponde senza esitazioni: là software house decide di riproporre vecchie missioni e ambientazioni per coccolare i fan per un lungo periodo, non avendo alcuna intenzione, almeno per ora, di lavorare per un terzo capitolo.

La narrazione è semplicissima: tutto ha inizio con un’attività sismica sulla Luna che determina un sovraffollamento dell’alveare proprio lì dove si erge una fortezza a noi ignota, ovvero la Fortezza Scarlatta.

Non ci vorrà molto prima di capire che a causare tale attività sismica è stata Eris Morn, ex guardiana fuggita poco prima dello scoppio della Guerra Rossa proprio per poter studiare e osservare più da vicino le attività dell’alveare.

Ma l’evento narrativo chiave e simbolo per Destiny 2:Ombre dal Profondo è quello legato alla scoperta, nelle profondità della Fortezza, della Nave Piramidale abitata da creature capaci di captare le nostre paure, anche le più recondite e nascoste, per poi sbattercele in faccia, rendendoci fragili e pronti ad essere abbattuti.

Ed ecco i nuovi nemici introdotti dall’espansione, ovvero gli incubi che sono le rappresentazione delle nostre intime paure. Se in teoria questi nuovi nemici sembrano essere meravigliosi da un punto di vista estetico e grafico, in realtà non introducono sostanziali novità nel gioco in termini di mosse e abilità , risultando così un flop. Entrare nella Nave Piramidale e sconfiggere così i nostri nemici però non è affatto semplice, come ci spiega la stessa Eris Morn.

Bisogna infatti indossare delle armature particolari, le uniche in grado di oltrepassare la barriera incorporea e per forgiarle è necessario entrare in possesso di un potente artefatto dell’alveare denominato Criptoglifo e, non ultimo, superare una serie di missioni in stile Forsaken.

Una volta superata la barriera però il giocatore sarà trascinato in un vortice di eventi che lasceranno a bocca aperta, considerando che lo spettro, una sorte di angelo custode del giocatore, viene influenzato da pensieri sinistri e inizia a dare segni di follia. Interessante è la modalità “Caccia all’incubo” che consente di rivivere vecchi ricordi dando la caccia ad antichi nemici incontrati nel primo capitolo.

Dobbiamo sconfiggerli tutti prima dello scontro finale.  Tra le novità anche gli Sblocchi Manufatto che ci consentono di modificare armi e armature; una soglia di Punti Esperienza che consente di ottenere un bonus di potere per aumentare la Luce complessiva di ogni PG; e, non ultimo, il raid del Giardino della Salvezza, in cui si uniscono elementi vecchi a elementi nuovi, quindi i giocatori non solo sono chiamati a sparare ma anche a svolgere altri compiti.

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