DAYS GONE – RECENSIONE


The Breakdown

La mia valutazione 9.0

Il gioco “Days Gone” ha conosciuto un successo mondiale che non accenna a placarsi. Uscito il 26 Aprile, in pochissimo tempo ha scalato le classifiche di tutto il mondo, proclamandosi il gioco più venduto in paesi come l’Italia, l’Inghilterra è il Giappone.

Creato e plasmato da Sony Interactive Entertainment Bend Studio, Days Gone è a tutti gli effetti un gioco pensato in esclusiva per PlayStation 4.

Cuore pulsante al centro di tutto è in questo caso la motocicletta, perfetta compagna in questa fantastica e allo stesso tempo anomala avventura. Una motocicletta che non pretende di essere perfetta ( constaterete, a vostre spese, che non sempre riuscirete a tenerla bene in strada), un po’ come l’intero gioco che, piano piano, mostra tutti i suoi piccoli difetti, senza affannarsi troppo nel celarli.

Ed è proprio questo forse la sua forza: sapere di non essere perfetto, ma comunque degno di essere preso in considerazione. E che considerazione!

Del resto non ci si poteva aspettare diversamente da un gioco che cerca di affrontare tematiche e valori importanti e difficili come per esempio l’amicizia, l’amore e l’onore che rischiano di annullarsi in un mondo apocalittico che fa da scenario.

Days Gone, infatti, si sviluppa in un mondo flagellato da una terribile quanto misteriosa malattia che pian piano sta trasformando milioni di persone e animali in non morti.

A rendere tutto più misterioso di quanto non lo sia già è una fantomatica organizzazione internazionale il cui obiettivo non è ben chiaro a tutti, ovvero non si capisce se essa si muove per trovare un antidoto contro la malattia che dilaga o semplicemente se ne sia la diretta responsabile ed è pertanto desiderosa di insabbiare il tutto.

Intanto il mondo è nel caos più totale: da una parte vi sono gli zombie, un po’ deludenti non tanto nella grafica quanto nell’intelligenza artificiale a loro assegnata che li rende avversari un po’ sempliciotti e prede facili da rintracciare, e dall’altra parte quelli che non sono stati ancora trasformati e mantengono quindi la loro umanità che cercano di difendere con le unghie e con i denti riunendosi in piccoli gruppi, quasi come fossero piccole organizzazioni, ognuna con le proprie regole.

E infine ci sono i randagi, ovvero quelli che decidono di non allearsi con nessuno se non con se stessi, proprio come Deacon. Lui ci consente infatti di non seguire la mappa e muoverci liberamente e scegliere le proprie missioni nel momento in cui non si vogliono seguire le missioni principali.

Ed in questo Days Gone è simile a tanti altri open world presenti sul mercato, dove vi sono le missioni principali ma allo stesso tempo viene concessa al giocatore di uscire dai binari e vivere nuove avventure. Ed ecco che queste missioni secondarie aprono le porte a scenari spettacolari su cui la Bend Studio non si è risparmiata.

D’altronde Incubo, ovvero la parte dell’Oregon che fa da scenario, è una terra dal carattere fortemente selvaggio in grado di regalare cieli stellati, picchi innevati e boschi sempre verdi.

Un paesaggio quasi paradisiaco se non fosse per gli innumerevoli non morti che cercano continuamente di mangiarci. Tutta la narrazione segue questo ritmo e la storia di Deacon scorre liscia come l’olio tra un combattimento e un altro, tra una missione e un’altra.

Solo ogni tanto le orde danno una scarica elettrica particolare alla narrazione, essendo enormi, massicce e aggressive. Ma non è facile incontrarle.

Ma più ci si avvicina alla fine del gioco, più Days Gone adotta un ritmo differente, che non deve però disorientare o confondere il giocatore. Semplicemente gli sviluppatori della Sony Interactive Entertainment Bend Studio si sono resi conto che il giocatore non poteva godere sempre della stessa libertà di movimento e di azione dall’inizio alla fine.

Imperfetto, forse ancora tutto da rivedere e ritoccare. Tutto questo è Days Gone. Ma non solo. Days Gone ha consapevolezza dei propri limiti e non ne prova vergogna, né cerca in qualche modo di nasconderli, o, peggio ancora, mascherarli. Days Gone sa benissimo di essere imperfetto, ma questo non gli vieta di fare dei propri difetti un vero punto di forza.

Ed è così che si è conquistato l’affetto e l’ammirazione di tanti giocatori in ogni angolo della terra. Aggiungi poi lo scenario mozzafiato e la grafica perfetta, la storia accattivante di Deacon e alcuni colpi di scena è il gioco è fatto.

Non resta che provare ad immergersi realmente in questo gioco per capire se queste sono solo belle parole o la pura e semplice verità.

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